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Comunicazioni in merito all’applicazione del Regolamento REACH in Italia

Mentre sale progressivamente la “febbre” del REACH se si è coinvolti, in particolare, nella gestione dei rapporti con gli altri membri all’interno di un SIEF o di un Consorzio, ritengo importante segnalare alcune importanti comunicazioni effettuate nel nostro Paese in merito all’applicazione del regolamento.

Innanzitutto segnalo l’iniziativa di UNIC che mira ad ottenere un’improbabile proroga dalla Commissione Europea sull’applicazione di REACH sebbene il settore conciario abbia tutti i motivi per chiedere una tale “esenzione a tempo determinato” considerata la congiuntura negativa fra REACH e recessione in corso.
La concessione della proroga al settore conciario però scatenerebbe la reazione di tutte le aziende che hanno già investito cospicuamente per conformarsi alle scadenze imposte dal regolamento e pertanto determinerebbe la “crisi” del sistema REACH così fortemente voluto dall’Unione Europea.

L’UNIC SCRIVE ALLA COMMISSIONE EUROPEA (tratto da www.solofranews.splinder.com)
Protocollo Reach, l’Unic promuove il confronto a livello europeo. Nei giorni scorsi il direttore dell'Unione nazionale industria conciaria Salvatore Mercogliano ha inviato una missiva al Commissario Europeo per l’ambiente Mr. Stavros Dimas presso la Commissione Europea a Bruxelles.
Chiara la posizione espressa dall’organizzazione imprenditoriale: ritardare di cinque anni l'applicazione del protocollo Reach sulle sostanze chimiche.
«Rappresentiamo ufficialmente il settore conciario italiano, si legge, che è considerato tradizionalmente leader nel mondo in termini di qualità, valore ed innovazione; tale settore produce il 60% della produzione conciaria europea e circa il 19% di quella globale; inoltre, la conceria Italiana ha un ruolo strategico anche per la lavorazione di pelli per arredamento rivolte al mercato dell’imbottito ed in particolare a quello automobilistico. Il nostro settore nazionale, così come l'europeo, si trova in un periodo di recessione profonda e prevediamo nel 2009 una perdita potenziale di lavoro di circa il 20% rispetto al 2008. I motivi non sono solo collegati alla crisi attuale ed alla riduzione generale della domanda, ma anche a problemi quali protezionismo sulle materie prime e minori costi di manodopera ed ambientali praticati dai paesi extra europei. In particolare, oltre ad avere i costi ambientali tra i più alti del mondo, ora i Conciatori Italiani stanno cominciando ad applicare anche il regolamento Reach. Ci saranno conseguentemente, per la lavorazione delle pelli finite, costi più alti dovuti alla formulazione delle numerose ed articolate ricette la cui applicazione prevede l’utilizzo di prodotti mirati e preparati ad hoc per avere in particolar modo effetti e finiture fashion, tipici della conceria Italiana. Quindi la competitività dei prodotti italiani in pelle sarà oltremodo influenzata anche dai maggiori costi di produzione dovuti all’estensione del Reach per il quale si prevede che la registrazione di un prodotto porti un costo aggiuntivo di almeno 40.000 euro. Per questi motivi invitiamo a posporre di cinque anni le scadenze applicative del Regolamento Reach al fine di dare al settore conciario italiano e a tutta l'industria europea della filiera la possibilità di affrontare questo particolare momento di congiuntura negativa senza ulteriori danni ed avere quindi l'occasione per recuperare e rilanciare nuove sfide».

Segnalo poi il commento negativo sul regolamento REACH del Presidente dell’Unione Industriale Pratese Riccardo Marini in occasione della visita a Prato del Ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi:
“oneri eccessivi fanno più male che bene perché generano un’asimmetria nella concorrenza fra chi produce in Europa ed è soggetto al Reach e chi invece produce extra UE senza vincoli e commercializza nel nostro continente, sempre senza sostanziali vincoli e controlli”.
Sottolineo che i controlli, con tempi e modalità da definirsi da parte dell’Autorità competente, potranno essere effettuati:
-  all’arrivo delle merci in Dogana;
-  presso le aziende (importatori compresi), e
-  direttamente sul mercato nazionale/comunitario.
Se i controlli saranno numerosi e, soprattutto effettuati con continuità, il nostro Paese avrà la grande opportunità di sanzionare efficacemente gli importatori “senza scrupoli” e di eliminare dal mercato gli articoli tessili “pericolosi” a favore degli articoli “Made in Italy”.


Dott. Gabriele Scibilia
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